Io sono la Via, la Verità e la Vita

"Gesù non è un optional, ma il fondamento e la base su cui costruire l’intero edificio dell'umana esistenza"





Don Leonardo M. Pompei, Quinta Domenica di Pasqua, anno A
Letture: At 6, 1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12


“Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Queste parole, che sono il centro e il cuore del Vangelo di questa quinta Domenica di Pasqua, sono state scelte come versetto dell’alleluia del canto al Vangelo e ci immettono immediatamente nella bellissima prospettiva e nei divini orizzonti che esse aprono. Gesù è la via: seguire Lui, ossia imitarlo in tutto, agire secondo il suo santissimo esempio e ispirandosi in tutto ai suoi insegnamenti, ci dà la certezza che stiamo percorrendo la strada buona, stiamo facendo la cosa giusta, stiamo camminando verso un’autentica santità. Gesù è la verità: ogni sua parola, ogni minima sillaba del Vangelo è luce certissima e fonte indefettibile di verità, per cui è impossibile che un discepolo autentico di Gesù viva nel dubbio, nelle tenebre, nella non conoscenza, perché, come amava ripetere san Giovanni della Croce, in Lui il Padre ci ha detto (e ci ha dato) tutto e non dobbiamo far altro che cercare di conoscere bene quel che Egli ha insegnato, farlo nostro, dargli fiducia e obbedienza assoluta e metterlo in pratica. Gesù, infine, è la vita, ossia la fonte vera, certa, autentica di ogni possibile gaudio, diletto e felicità: è vita per la nostra anima, ma è vita anche per il nostro corpo; è vita del nostro cuore, soddisfazione dei più grandi e bei desideri, compimento pieno di ogni nostra aspirazione al bene e al bello, che in Lui si trovano sublimati e all’ennesimo livello. Se tutti ci chiedessimo nel profondo e nel segreto del nostro cuore se e quanto crediamo senza il minimo dubbio che davvero Gesù è “la” via (non “una” via), è “la” verità (non “una” tra le tante verità) ed è “la” vita (ossia fuori di Lui o, peggio, contro di Lui non si trova né sperimenta nient’altro che la morte), avremmo già fatto la cosa più importante e fondamentale. Le parole che Gesù rivolge a Tommaso (“non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?”) ci fanno, infatti, comprendere come mai dobbiamo né possiamo dare per scontato che ci crediamo davvero. Non dimentichiamo che in tutto il Vangelo di san Giovanni l’unico peccato per antonomasia è “non credere in Colui che il Padre ha mandato” (Gv 5,38) e che l’opera di Dio si riassume semplicemente nel “credere in Colui che Egli ha mandato” (Gv 6,29).
Nell’epistola san Pietro ci ricorda che, proprio a causa della mancanza di tale fede, il Signore Gesù fu rifiutato dagli uomini, benché scelto e accreditato dal Padre. Scartarlo è errore fatale e madornale, perché Egli non è un ”optional” per l’uomo, ma la vera e propria pietra angolare su cui costruire l’intero edificio dell’esistenza umana; non costruire su tale roccia, significa andare incontro senza dubbio alcuno al crollo della casa, ossia al fallimento e al non senso della vita. E se onore va dato a chi crede senza aver veduto, rimane l’amara constatazione dello sfracellarsi contro questa pietra di tanti che hanno presunto o superbamente voluto fare a meno di nostro Signore Gesù Cristo.

La Chiesa ha sempre fermamente ritenuto che l’annuncio di Gesù come unico Salvatore e della sua Parola sanante e salvatrice sia assolutamente il primo dei suoi compiti. La prima lettura ne dà una testimonianza chiara ed evidente allorché narra dell’istituzione dei primi sette diaconi, cosa che avvenne per sollevare gli apostoli dalle (pur importantissime) incombenze attinenti al servizio delle mense e alla cura dei poveri della comunità cristiana, perché potessero dedicarsi totalmente alla “preghiera e al servizio della Parola”. Una Chiesa che non prega (o prega poco) e non annuncia il Vangelo con la vita e la parola (e quindi scarseggia di santi e di entusiasmo evangelizzatore), perde la sua stessa ragione di essere. Essa, infatti, prima e più di ogni altra cosa esiste per indicare la mondo che Gesù è la via, la verità e la vita. Non può (e non deve) evidentemente, imporlo a nessuno; ma non deve posporlo a nessuna cosa o attività, perché ha il grave dovere di annunciarlo e proporlo a tutti, rendendolo peraltro credibile con la testimonianza di un’autentica santità. Fuori di Gesù non c’è salvezza, non c‘è verità, non c’è vita e non ci sono vie alternative per l’accesso ad un’autentica conoscenza di chi Dio è e cosa vuole. Crediamoci e siamone ben convinti, tutti. E facciamo in modo, sempre, comunque e dovunque, di darne credibile e autentica testimonianza.

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