La vita di un cristiano vale tanto quanto vale la sua preghiera

"Chi prega si salva, chi non prega si danna, chi prega poco è in pericolo" (San Pio da Pietrelcina)

Omelia Diciassettesima Domenica del Tempo ordinario, Anno C
Letture: Gn 18, 20-21. 23-32; Sal 137; Col 2, 12-14; Lc 11, 1-13

La vita di un cristiano vale tanto quanto vale la sua preghiera. Questo piccolo ma significativo slogan ben sintetizza il messaggio di questa diciassettesima domenica del tempo ordinario, del tutto polarizzata sulla straordinaria importanza della preghiera nella vita cristiana. È noto in esegesi che “il Gesù di san Luca” è anzitutto il Figlio sempre e profondamente immerso in una filiale, intensa e abbandonata preghiera. La richiesta del discepolo a Gesù di insegnar loro a pregare è occasionata proprio da uno dei copiosi momenti dedicati da Gesù, anche nel suo ministero pubblico, ad immergersi in profonda preghiera col suo Padre celeste. Se mi è consentito un piccolo inciso, questo particolare faccia riflettere i sacerdoti (soprattutto quelli in cura d’anime) su quanto sia importante che i fedeli prima di ascoltare prediche, prima di essere destinatari di buone opere e di varie cure pastorali (tutte cose ottime e necessarie) non solo hanno bisogno della preghiera dei loro pastori ma devono anzitutto vederli pregare. Non certo per ostentare la propria devozione o interiorità, quanto piuttosto perché mai si deve dimenticare che la prima e più eloquente predica è sempre quella dell’esempio. Se una comunità vede un sacerdote pregare, comprenderà più agevolmente l’importanza che la preghiera deve avere nella vita cristiana. 
La prima cosa che Gesù insegna è cosa sia davvero importante chiedere nella preghiera. La versione lucana del “Pater” presenta una forma sincopata di sole cinque petizioni, a differenza delle sette di san Matteo (che sono quelle fatte proprie dalla preghiera pubblica e ufficiale della Chiesa). Non è opportuno farsi troppe domande sui vari possibili “perché“ di questa scelta, che può essere motivata da copiosi fattori, teologici o simbolici, tutti più o meno importanti. Personalmente mi sento attratto dal pensiero che san Luca abbia voluto rappresentare simbolicamente il mistero delle cinque piaghe di Gesù, essendo il suo Vangelo fortemente orientato verso la Passione e la Morte di Gesù come compimento pieno e perfetto della sua missione. Altre interpretazioni, tutte buone, sono state date di questo particolare e possono essere agevolmente rinvenute nei vari commentari biblici. La cosa importante, tuttavia, su cui fermare l’attenzione è la parabola (esclusivamente lucana) dell’amico importuno con il successivo e conseguente insegnamento del Signore. Anche questo brano non è esente da possibili interpretazioni simboliche (soprattutto sui “tre pani”), ma il messaggio che contiene è quanto mai importante: la preghiera è un bussare al cuore di Dio a tempo opportuno e, ancora di più, inopportuno. Questo testo è uno di quelli che, tradizionalmente, ha ispirato e suggerito l’importanza della preghiera notturna, che non tardò ad entrare anche nella preghiera pubblica della Chiesa, con l’ora di “Mattutino” che veniva appunto celebrata - un tempo - a notte inoltrata. Una preghiera insistente e accompagnata dal sacrificio ha grande valore agli occhi di Dio, come il celebre episodio dell’intercessione di Abramo a favore delle città peccatrici (prima lettura) ci ricorda. Il santo “braccio di ferro” tra Abramo e Dio sarebbe stato vinto dal primo se solo almeno un giusto si fosse trovato in Sodoma e Gomorra: purtroppo quel giusto non c’era e sappiamo la fine che hanno fatto tali città.
Stupenda, infine, la conclusione dell’insegnamento sulla parabola dell’amico importuno che, dopo aver evidenziato gli orizzonti fondamentali della preghiera (chiedere, cercare e bussare), sottolinea la cosa più importante e fondamentale da chiedere nella preghiera, che ne costituisce anche il fine essenziale e primario: lo Spirito Santo. La preghiera, infatti, serve sempre e anzitutto ad ottenere la Grazia e le grazie. Ecco perché sant’Alfonso sentenziava che “chi prega si salva e chi non prega si danna” e san Pio da Pietrelcina chiosava aggiungendo che “chi prega poco è in pericolo”. Perché senza la Grazia di Dio non possiamo fare nulla di buono e meritorio agli occhi dell’Altissimo e senza opere buone e meritorie in Paradiso non si entra. Ecco perché la vita di un cristiano vale tanto quanto vale la sua preghiera. Perché solo la preghiera ci consente di raggiungere la santità che, in qualunque versione del Padre nostro, è sempre e comunque la prima e più importante cosa che Gesù ci ha insegnato a chiedere al Padre. E anche l’unica porta di accesso al Cielo.

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