Segni di contraddizione

"La luce che Gesù ha portato sulla terra è stata motivo di scontro e divisione e, sciaguratamente, è diventata causa di rovina per coloro che l'hanno respinta"




Omelia di Don Leonardo M. Pompei, Festa della Presentazione del Signore, anno A
Letture: Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

Quest’anno la festa della presentazione del Signore al Tempio cade di Domenica e, come tutte le feste del Signore, prevale sulla liturgia della IV domenica del tempo ordinario, che avrebbe dovuto essere celebrata in questo giorno. Si tratta di una festa molto importante e dalle mille suggestioni, foriera di vari spunti di profonda meditazione. Essa celebra l’episodio evangelico della presentazione del Signore, che avvenne, come per ogni primogenito maschio ebreo, ad esattamente quaranta giorni di distanza dalla data di nascita. Ecco perché cade il 2 di Febbraio.
Nel linguaggio popolare questa festa è nota con il termine “candelora”, che accentua quel particolare rito liturgico, celebrato all’inizio della liturgia, della benedizione delle candele e della processione di ingresso in Chiesa con le lampade accese. Un rito che richiama molto da vicino la simbologia pasquale e porta immediatamente l’attenzione sul principale mistero celebrato in questa festa: la luce che il figlio di Dio fatto uomo è venuto a portare sulla terra. Il santo vecchio Simeone lo salutò appunto come “luce per illuminare le genti”, indicando questo aspetto fondamentale e imprescindibile che la venuta del Signore portò sulla terra: la luce e lo splendore della verità che squarcia le tenebre dell’ignoranza, dell’eresia e dell’errore; la luce della santità che distrugge le tenebre del peccato; la luce della rivelazione che apre gli occhi su orizzonti immensi e sconfinati e rende l’uomo edotto sulla sua origine, la sua vocazione, la sua sorte eterna. Come dice la significativa orazione di benedizione delle candele, chiediamo dunque al Signore di essere guidati sulla via del bene per giungere alla luce che non ha fine.
L’essere “luce” di Gesù è strettamente collegato al suo essere Salvatore, anzi “il Salvatore”. Simeone, infatti, riconosce anzitutto di aver visto nel piccolo Bambino Gesù “la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli”, ossia il Salvatore universale di ogni uomo e di tutto l’uomo, l’unico a cui questo titolo possa essere attribuito con verità e pienezza. Dunque anzitutto occorre chiedersi, in questa liturgia, se, quanto e come abbiamo accolto la luce che Gesù ci porta e quanto davvero crediamo e, soprattutto, viviamo il suo essere davvero l’unico nostro Salvatore, Colui che veramente può tirarci fuori da qualunque situazione di morte, di dolore, di non senso, di peccato, di tenebra in cui dovessimo venirci a trovare.
Questo episodio accadde all’interno di un rito peculiare del popolo dell’Antica Alleanza: portare al Tempio il primogenito maschio per riscattarlo tramite l’offerta di un sacrificio, in memoria di ciò che Dio fece ai primogeniti degli Egiziani in occasione dell’esodo di Israele. Non è senza significato che le parole profetiche di Simeone siano state pronunciate in questo contesto di offerta e di sacrificio. La salvezza che Gesù sarebbe venuto a portare era, infatti, destinata a consumarsi non solo sull’altare della Croce in un sacrificio totale e cruento, ma anche in quel quotidiano crogiuolo di dolore che Egli avrebbe sofferto e offerto per la salvezza di tutti, consistente anzitutto nel rifiuto e addirittura nella persecuzione di coloro (non pochi, purtroppo) che non avrebbero accolto né Gesù, né la luce della sua Parola e nemmeno la sua offerta di salvezza, come Simeone profetizzò. Tutti queste multiformi specie di dolore, peraltro, sarebbero stati “convissute” e “condivise” da quell’innocente Agnella che era la Madre di Gesù e Madre nostra, che certamente sentì al vivo penetrare in sé fin da quel momento quella spada che Simeone le annunciava come futura. 
Questa festa, dunque, da un lato ci riporta all’atmosfera di Natale, piena di luce, dall’altro già ci proietta verso la Quaresima e la Passione e Morte di Gesù, che in essa sono ampiamente prefigurate e preannunciate. Facciamo in modo di accogliere in pienezza la luce che il Signore ci porta soprattutto attraverso un contatto sempre più intimo, frequente e assiduo con il Vangelo e la Parola di Dio e non dimentichiamo di essere costantemente bisognosi della salvezza offerta da Gesù, i cui mezzi e canali primari e privilegiati sono e sempre saranno i sacramenti, soprattutto quelli che si possono ripetere, a cui bisogna ricorrere con fede, amore, devozione e con la massima frequenza e le migliori disposizioni possibili.

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