Il diavolo esiste e può portarci alla dannazione

"Gesù ha combattuto e vinto per tutti noi nel deserto il diavolo e tutte le specie di tentazioni da lui ordite. In Lui siamo più che vincitori, ma nessuno ci esime dal combattimento contro chi ci odia e vuole la nostra eterna rovina. E se non siamo e rimaniamo con Gesù, siamo perduti..."





Omelia I Domenica di Quaresima, anno A

Letture: Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11


Con l’austero e suggestivo rito delle Sacre Ceneri è cominciato il tempo santo e benedetto della Quaresima, uno dei tempi forti dell’anno liturgico e certamente quello che, se debitamente e santamente vissuto, ha la capacità di produrre in noi discepoli di Gesù frutti di grande conversione e di autentica e sempre più profonda santificazione.
Come ogni prima Domenica di Quaresima di ciascun anno liturgico, la santa Madre Chiesa propone ai fedeli l’ascolto e la meditazione dell’episodio evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto, che - storicamente - si colloca subito dopo il battesimo che Egli ricevette dal Battista ed è l’ultimo atto preparatorio alla sua missione pubblica, che iniziò solo dopo che Egli ebbe affrontato e vinto il nemico della salvezza delle anime, con il digiuno di quaranta giorni che dà origine e significato al grande tempo penitenziale della Quaresima.
La prima lettura del ciclo A, significativamente, presenta l’episodio del peccato originale, in particolare il modo con cui satana prevalse sull’incauta nostra progenitrice: un dialogo a cui fu dato un seguito che non avrebbe mai dovuto esserci e che portò la donna a cadere nelle spire e negli inganni dell’infernale serpente; con la tragica conseguenza della caduta dapprima sua, poi di Adamo e, conseguentemente, dell’intero genere umano. L’esempio dato da Gesù nel Vangelo - che volle rovesciare l’originaria caduta dell’uomo lasciandosi tentare per vincere ogni tentazione e renderci, in Lui, vincitori di ogni assalto del maligno -  è assai significativo anzitutto di un atteggiamento fondamentale, opposto a quello di Eva, per non cadere in tentazione: non dialogare mai con la tentazione e con il tentatore. Ad ogni suggestione Gesù non risponde argomentando, ma opponendo in modo secco, perentorio e risoluto un passo della Sacra Scrittura che distrugge nel merito, nel modo e nella forma ogni parvenza di attendibilità della tentazione stessa. Chi entra in dialogo con il tortuoso serpente che - non dimentichiamolo - era il più intelligente degli angeli (e che non ha perso l’intelligenza a motivo della sua irreversibile perversione) è certamente destinato a soccombere. La regola è questa: col diavolo non si parla mai con parole proprie. O si tace e si fugge immediatamente la tentazione, oppure (se si è capaci) si fa come Gesù: citazione di un passo pertinente della Scrittura e riduzione al silenzio (con la forza di argomenti divini) del maledetto serpente.
Si badi bene che la liturgia di oggi, nemmeno troppo indirettamente, annuncia una serie di fondamentali verità di fede, che sono anche la ragion d’essere del tempo stesso di Quaresima, il quale - lo si ricordi sempre - è figura e immagine della nostra vita terrena, che trascorre tra prove, insidie e inevitabili combattimenti: primo, che il diavolo esiste; secondo, che è stabilita da Dio la possibilità, per lui, di tentarci, perché la nostra libertà sia provata e la nostra adesione e fedeltà a Dio sia data con atti liberi e consapevoli e senza nessuna costrizione; terzo, che per vincerlo occorre vivere una vita distaccata, penitente e di profonda unione con Dio; quarto, che con lui non si deve mai parlare; quinto, che esiste la reale e assai concreta possibilità di soccombere alle sue tentazioni, cosa che provoca non solo infiniti disastri in questa vita, ma anche la reale possibilità dell’eterna dannazione; sesto, che Gesù ha voluto ridurlo all’impotenza combattendo e vincendo contro di lui da uomo, come nuovo Adamo; settimo, che in forza di ciò, anche noi - in Lui - siamo più che vincitori, a condizione che combattiamo secondo le regole che ci insegna il Signore stesso.
Tre sono le tentazioni principali: la prima, ritenere che la vita terrena sia l’unica cosa che esiste e quindi badare e preoccuparsi solo delle cose materiali, dimenticando che Dio esiste e che esiste la vita eterna (e questa tentazione si combatte e si vince col digiuno, con la penitenza e la mortificazione); la seconda, giudicare le opere di Dio o pensare di piegarlo ai nostri schemi o alla nostra volontà (e questa si combatte con la preghiera e la vita di grazia); la terza, lasciarsi sedurre dalla gloria e dagli idoli del mondo, primo fra tutti il “mostro” del denaro, che muove il mondo intero (e questa si combatte con l’elemosina e con tutte le opere di misericordia).
La Quaresima è, nella mente di Dio, come una grande esercitazione militare, come un prolungato tempo di esercizi spirituali in cui i discepoli di Gesù si allenano ed affilano le armi per diventare veri combattenti e vincitori del nemico della nostra salvezza. Che esiste. È astuto. È cattivo. Ma è forte solo con i deboli, mentre è debole con i forti. Se siamo forti in Gesù, per Gesù e con Gesù, vinceremo contro di lui. Forse non tutte le battaglie, ma certamente l’unica guerra per cui il maledetto combatte fino alla fine, quella decisiva: la salvezza della nostra anima. Buona esercitazione e buon allenamento a tutti noi!

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