Il Signore è mia parte di eredità e mio calice

"La santa Messa e la santa comunione sono luoghi privilegiati e insostituibili per incontrare Gesù risorto”





Omelia di Don Leonardo M. Pompei, Terza Domenica di Pasqua, anno A
Letture: At 2,14a.22-33; Sal 15; 1 Pt 1,17-21; Lc 24,13-35


“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita”. Questo versetto, tolto dal salmo responsoriale di questa domenica (il meraviglioso salmo 15) offre un’ottima sintesi del messaggio della terza domenica di Pasqua, in parte formato dalle esortazioni di san Pietro apostolo (prima e seconda lettura) ed in parte dal meraviglioso e focale episodio dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus.
La prima lettura ci presenta il primo annuncio pubblico di Gesù risorto dato da san Pietro poco dopo l’evento della Pentecoste. In esso egli applica tipologicamente il salmo 15 ed alcune sue espressioni al mistero della morte e risurrezione di Gesù. In particolare il fatto che il corpo di nostro Signore, pur essendo veramente passato attraverso la morte, non conobbe la corruzione e il disfacimento (entrambi segni e manifestazioni del peccato dell’uomo), in quanto risorse sfolgorante nella risurrezione dopo essere stato nel sepolcro soltanto il tempo necessario per attestare oggettivamente la realtà e verità della sua morte. Egli si consegnò volontariamente alla morte per la nostra salvezza ma non fu abbandonato agli inferi. Lo spargimento del suo sangue e il suo passaggio attraverso la morte fu motivato dalla necessità di compiere la redenzione e liberarci “dalla vuota condotta ereditata dai padri” (seconda lettura) e la sua risurrezione ebbe come effetto di confermare e rafforzare la nostra fede e la nostra speranza, costituendo essa il perfetto compimento delle promesse di Gesù e il fondamento della certezza che anche in noi la morte sarà vinta e distrutta.
Che il Signore sia nostra parte di eredità - ossia che noi possiamo e dobbiamo condividere i frutti della sua vita e fare nostra la sua stessa modalità di esistenza - ed anche nostro calice è cosa che possiamo vivere, ed in sommo grado, nella meravigliosa e divina esperienza della santa Messa. La santa Messa, purtroppo, è stata fortemente e largamente trascurata da non pochi fedeli battezzati negli ultimi decenni, con un trend sempre crescente di progressivo abbandono che ha toccato, in alcune zone di Italia, punte davvero preoccupanti (intorno al 10%). Ed ora, paradossalmente, è giunto forzatamente allo 0% anche se per cause indipendenti dalla nostra volontà. Appare evidente che stiamo dinanzi ad un’occasione, probabilmente sollecitata dall’Alto, di riflettere bene su ciò che la Messa è e significa e sul fatto che essa non è e non può mai essere considerata un’optional nella vita cristiana. Senza la frequenza assidua e gioiosa alla santa Messa, infatti, la vita cristiana semplicemente cessa di esistere, perché si perde ogni possibilità di reale ed efficace contatto con il nostro Salvatore e con la sua opera salvifica.

Il messaggio legato alle apparizioni ai discepoli di Emmaus è, infatti, semplicemente questo. Gesù risorto appartiene ad una dimensione non percepibile e non sperimentabile ad un livello ordinario: i discepoli di Emmaus conoscevano Gesù di Nazareth, ma non erano più capaci di riconoscerlo. Il riconoscimento avviene dopo la spiegazione da parte di Gesù dei passi profetici che si riferivano a Lui, nell’atto della frazione del pane: ossia durante una Messa, dato che la Messa è distinta nelle due parti della liturgia della Parola e della liturgia eucaristica e culmina nella “fractio panis” (anticamente proprio con questo nome la si designava), ossia il momento in cui il sacrificio compiutosi in essa viene visibilizzato nel gesto dello spezzare del pane, che peraltro prepara quel sublime momento del mistico banchetto che si consuma assumendo la santa comunione. Solo a questo punto e in questo preciso momento si aprono gli occhi dei discepoli di Emmaus, ossia possono sperimentare ed entrare in soprannaturale rapporto con il mistero di Gesù risorto. Dunque senza Messa Gesù rimane, ordinariamente, né più né meno di un perfetto Sconosciuto. Con buona pace di non pochi fedeli che pensano di “poterlo pregare in casa propria” senza andare in Chiesa. Speriamo che questo tempo di “digiuno forzato” aiuti i praticanti non credenti a riscoprire la centralità e l’importanza della Messa e i credenti non praticanti a sentirne profonda e salutare nostalgia. Senza la Messa, dicevano i primi cristiani, non possiamo vivere. E senza la Messa non possiamo incontrare Gesù risorto e godere dei frutti della risurrezione. Solo nella Messa, infatti, si può vivere la “gioia piena alla sua presenza e la dolcezza senza fine” del contatto intimo e sacramentale con nostro Signore Gesù Cristo.

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