Le vie di Dio sono inimmaginabili

"Le vie di Dio passano talora per sentieri oscuri e incomprensibili. Ma c’è sempre il lieto fine"



Omelia di Don Leonardo M. Pompei, Pasqua di Risurrezione, anno A (Messa del giorno)
Letture:  At 10, 34a. 37-43; Sal 117; 1Cor 5, 6b-8; Gv 20,19-31


“Sono risorto, sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano, è stupenda per me la tua saggezza. Alleluia”.
Quest’anno la santa Pasqua cade in circostanze del tutto inusuali e inaspettate. Abbiamo vissuto una Quaresima di deserto quasi assoluto, di inibizione anche delle più elementari libertà costituzionali (quale quella di muoversi liberamente), a digiuno da celebrazioni e sacramenti (e tale “digiuno forzato” ha coinvolto anche le feste pasquali); abbiamo visto il Sommo Pontefice pregare in una piazza san Pietro deserta, bollettini quotidiani di decessi e contagi non molto dissimili da quelli di guerra, resse e file ai supermercati. In questo contesto sentirsi dire da Gesù, nell’antifona di ingresso ossia proprio all’inizio di questa celebrazione, “sono sempre con te”, in questo giorno e in questo tempo, in questa santa Pasqua vissuta in una fede ancor più nuda e assoluta, è certamente annuncio di grande consolazione. Non meno lo sono le significative espressioni seguenti, tolte dallo splendido salmo 138: “tu hai posto su di me la tua mano, stupenda per me la tua saggezza”. La fede nuda e assoluta, quella fede che la Divina Sapienza, nei suoi imperscrutabili disegni ci ha chiesto di esercitare in grado elevato (oserei dire quasi eroico) in questo tempo, ci consente di poter fare nostre queste parole pasquali per riconoscere che davvero il Signore ha posto misteriosamente e fortemente su di noi la sua mano e, anche se ci sembrasse strano, assurdo o surreale, questa è saggezza stupenda. L’antifona di ingresso si ferma qui, il salmo continua in modo assai significativo aggiungendo: “troppo alta per me e io non la comprendo”. 
La mente umana non può assolutamente e in nessun modo comprendere i divini misteri. Nelle surreali veglie pasquali celebrate nelle Parrocchie la notte di Pasqua di questo certamente indimenticabile anno 2020, ad un certo punto è risuonato il monito del profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8-9). Chi mai, infatti, poteva a priori immaginarsi anche solo lontanamente che un Dio giungesse a farsi uomo? Chi mai, ancora di più, poteva anche soltanto lontanamente ipotizzare che avrebbe sofferto indicibilmente passando per una morte orrenda, prima di entrare nella gloria della risurrezione? E chi avrebbe mai potuto sospettare che questo, proprio questa immane tragedia (la sofferenza e la morte del Figlio di Dio fatto uomo), era l’inevitabile e necessario prezzo da pagare per il nostro riscatto? Certamente nessuno, ma Dio ha attuato il suo piano salvifico, secondo il suo consueto modo di procedere, indipendentemente dal fatto che esso fosse conosciuto, compreso e (putroppo) nemmeno apprezzato da una grande moltitudine dei suoi figli; solo dopo ciò che tutto ebbe fine e giunse l’epilogo della mattina di Pasqua, divenne chiaro quel che era avvenuto prima. Secondo il Vangelo di san Matteo, le donne vanno al sepolcro ed è un angelo a rotolare la pietra (il che, peraltro, ci fa comprendere - senza evidentemente sorprenderci - che Gesù uscì dal sepolcro “a pietra serrata”, ossia attraversandolo, come proprio dei corpi glorificati), come se volesse dire: “bene, ora è il momento di cominciare a raccapezzarci qualcosa. Tolgo la pietra, guardate: il sepolcro è vuoto. Il fatto che sia vuoto, secondo voi, che significa”? Poi comunica l’appuntamento, che Gesù, tramite le donne, dà agli apostoli in Galilea, come a voler dir loro: “questa tomba vuota darà luce retrospettiva e vi farà comprendere in modo completamente nuovo e oltremodo significativo tutto quello che ho detto e ho fatto nei tre anni che sono stato con voi. Da ora in poi la vostra vita non sarà più la stessa di prima”.
Qual è dunque il grande messaggio per questa strana e atipica Pasqua? Che le vie di Dio passano talora per sentieri oscuri e inimmaginabili. Ma c’è sempre il lieto fine. Solo dopo che esso si sarà compiuto, a chi ha ancora conservato la fede - pur essendo messa a durissima prova - sarà possibile guardare retrospettivamente e comprendere qualcosa di quella divina e stupenda saggezza, troppo alta per essere compresa da noi comuni mortali, ma non da chi si abbandona ad essa aspettando, con fiducia, l’agognato giorno in cui tutto sarà chiaro e svelato.

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