Il Signore libera

Benedetto sia Colui che ci libera dal peccato, unica causa di ogni male e ci dona la sua divina amicizia!



“Con voce di giubilo date il grande annunzio, fatelo giungere ai confini del mondo: il Signore ha liberato il suo popolo. Alleluia”. La liturgia della sesta Domenica di Pasqua si apre con questa meravigliosa antifona di ingresso tolta da un versetto del profeta Isaia (Is 48,20). La Chiesa ancora continua, nella sua inestinguibile e giubilante gioia pasquale, a esprimere l’auspicio e il desiderio che il grande annunzio di liberazione dal peccato e da ogni male giunga fino ai confini del mondo e ogni uomo sia messo in condizione quanto meno di ascoltarlo. Le letture di oggi sono legate da questo sottile ma chiaro filo conduttore, di cui mostrano vari e differenziati livelli di attuazione.
La prima lettura ci mostra l’apostolo Filippo nell’atto di predicare, suscitando numerose e grandi conversioni, grazie anche ai segni da lui compiuti nel nome del Signore Gesù, soprattutto liberazione di indemoniati e guarigione di storpi e paralitici. Il nome di Gesù libera, infatti, anzitutto dal peccato che è la causa di tutti i mali; ma anche da tutti i “mali conseguenza”, soprattutto quella tristissima soggezione alle scorribande e ai mali di origine diabolica e alla non meno desolante azione nefasta, umiliante e avvilente di malattie, malformazioni e menomazioni fisiche. Tutte figlie dell’unica maledetta fabbrica del male che si chiama peccato.
Nella seconda lettura san Pietro esorta ad essere pronti a rispondere sempre e a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi. È questa una forma di evangelizzazione molto importante, perché quando qualcuno fa qualche domanda vuol dire che è almeno in parte quanto meno attratto dall’annuncio del Vangelo. San Pietro dà precise e dettagliate istruzioni su come parlare del Signore e rendere ragione della nostra fede: con dolcezza, rispetto e retta coscienza. Dolcezza anzitutto, perché l’annuncio del Vangelo deve essere amabilmente dato ed essere attraente già nel modo con cui viene porto. Rispetto, perché le coscienze vanno rispettate nei loro tempi di maturazione, senza forzarle, violentarle o circuirle. L’adesione a Cristo e al Vangelo è, infatti, atto libero, che deve essere maturato e scelto con convinzione, libertà, autodeterminazione e gioia. Infine retta coscienza, perché non avvenga che il nostro annuncio sia screditato dalla nostra condotta incoerente. Se qualcuno, aggiunge san Pietro, sparla male di noi, deve, infatti, rimanere svergognato dalla nostra condotta senza possibilità di accampare alcun vero e reale appiglio in qualche nostra volontaria incoerenza nei confronti del messaggio evangelico. Se il Signore permette calunnie e persecuzioni, soffriremo continuando a fare il bene, senza mai rendere pan per focaccia. L’importante è non dare mai adito a critiche e rimostranze che siano fondate su nostri comportamenti discutibili, non evangelici o addirittura peccaminosi. Questo, infatti, distruggerebbe qualunque credibilità all’annuncio, ingenerando nella peggiore delle ipotesi perfino atteggiamenti volutamente ostili e contrari al Vangelo.

Nel Vangelo Gesù specifica ulteriormente qual è il distintivo dei suoi discepoli che fa di essi una continua ed ininterrotta “predica muta e vivente”: l’accoglienza e l’osservanza dei comandamenti “suoi”, ossia non solo dei dieci comandamenti dell’Antica Alleanza (che rimangono sempre la base fondante e imprescindibile della vita cristiana), ma in particolare di tutte quelle massime evangeliche con cui Egli ha portato a compimento e perfezionato la Legge Antica. Chi vive in questo modo sarà colmato di Spirito Santo divenendo un vero uomo di Dio, i cui tratti e modi parleranno di Gesù e del suo Vangelo ininterrottamente, assai più e prima ancora che apra bocca. Quest’uomo sarà l’amico di Gesù, il confidente dei suoi segreti, colui che conoscerà Dio non solo nella fede ma anche per profonda, personale, propria e intima conoscenza. Un tale uomo sarà un grandissimo evangelizzatore, a cui non occorreranno segni e prodigi strepitosi per essere creduto, perché dinanzi alla sua eloquente e disarmante santità, tutti facilmente e dolcemente accoglieranno il grande annunzio: che davvero il Signore ha liberato il suo popolo. 

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