Grande è il Suo amore per noi

"Si può vivere una vita meravigliosa anche in questo mondo. Accogliendo la grande opera realizzata per noi dalla Santissima Trinità"



Don Leonardo M. Pompei, Solennità della Santissima Trinità, anno A
Letture: Es 34, 4b-6. 8-9; Dn 3,52.56; 2 Cor 13, 11-13; Gv 3, 16-18

“Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi”. Fin dai tempi del catechismo per la prima comunione, dovremmo aver imparato che due sono i misteri principali della nostra fede: l’unità e trinità di Dio; l’incarnazione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Rievochiamo tali misteri ogni volta che ci facciamo il santo segno della Croce, in cui nominiamo le tre persone divine, tracciando la croce facciamo memoria della crocifissione di nostro Signore Gesù Cristo e toccando testa, cuore e spalle ci ricordiamo il nostro dovere di amare il nostro Dio uno e trino con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le forze. Oggi la Chiesa celebra questo grandissimo e ineffabile mistero, che con la Pentecoste (celebrata la scorsa settimana) si è manifestato in tutta la sua completezza nell’economia salvifica.
L’odierna pagina evangelica è incentrata sulla missione del Figlio e la sua opera di salvezza che, per quanto sta in Lui e nei desideri del Padre, è rivolta a tutti e tutti coinvolge, senza escludere a priori nessuno, rimanendone fuori solo chi ad essa si chiude con un’ostinata incredulità. Nel Vangelo di san Giovanni l’operazione esistenziale totalmente decisiva al riguardo è credere che Gesù sia il vero Figlio di Dio inviato nel mondo come nostro salvatore. È solo questo il “discriminante” tra i “salvati” e i “condannati”, come spiega lo stesso Gesù, evidenziando che la “condanna” altro non è che la conseguenza del non “avere creduto nel nome dell’unigenito figlio di Dio” che letteralmente significa “Dio salva”. 
Che Dio sia trino, oltre che uno, lo sappiamo principalmente proprio da ciò che Gesù ha detto e fatto nella storia. Infatti, solo se si riconosce che Egli è vero Dio come il Padre - che è Dio unico ma non solo - ci si comincia ad aprire al mistero trinitario, che Gesù stesso, sempre nel Vangelo di san Giovanni, mostra nella sua pienezza quando annuncia, dopo la sua dipartita, l’invio dello Spirito Santo che procede dal Padre e che avrebbe avuto il compito di comunicare e trasmettere a noi i frutti della redenzione compiuta dal Figlio fatto uomo e condurre la Chiesa, nelle vicissitudini del tempo e della storia, perché adempisse la sua missione di Madre e Maestra dell’umanità.
La prima lettura contiene una splendida teofania che Dio concesse a Mosè, quando gli mostrò la sua gloria “passando davanti a Lui”. Nell’Antico Testamento, come è noto, Dio manifestò anzitutto la sua unità e unicità, per ovvie ragioni pedagogiche. Israele fu il primo grande popolo di religione monoteista, in mezzo a una congerie di religioni tutte caratterizzate (sia quelle orientali che occidentali) dal politeismo. Rivelare in quel contesto il suo essere trino, avrebbe certamente comportato una sua comprensione ereticale, dando luogo a quell’eresia nota come “triteismo”, che concepisce le tre persone nella loro distinta individualità senza considerare l’unità di natura e l’unicità della Divina sostanza, dando vita, per l’appunto, ad un politeismo ridotto a tre (invece di molteplici) dèi. Ovviamente la sapienza divina, che fa bene tutte le cose, ha proceduto in modo da scongiurare tale comprensione distorta del mistero trinitario, anche se, purtroppo, non mancarono nei primi secoli alcuni eretici che caddero in quest’errore. 
La seconda lettura entra in questa solenne liturgia a causa della sua conclusione, che peraltro è anche una delle formule con cui il celebrante saluta i fedeli all’inizio della celebrazione eucaristica, dove vengono menzionate le tre Persone divine con le rispettive attribuzioni di grazia, amore e comunione. L’esortazione paolina che precede tale conclusione dovrebbe essere il distintivo, l’identikit di chi vive in pienezza il mistero di comunione con la vita trinitaria: anzitutto la gioia; poi una vita serenamente (e seriamente) tendente alla perfezione; l’aiuto e il conforto reciproco che si scambiano gli uni gli altri i membri della comunità cristiana; la comunanza di sentimenti e, finalmente, una vita condotta in piena e santa pace. È la vita di coloro che sono veri e degni figli di Dio Padre, amici e discepoli del loro Redentore Gesù Cristo e sempre pieni della Grazia dello Spirito Santo, che non solo custodiscono senza mai perdere, ma si curano di accrescere sempre di più. È una vita bellissima, che dovrebbe essere normale in tutti i battezzati se solo facessero ciò che è necessario per viverla. Pochi se ne rendono conto; pochissimi cercano di viverla. Voglia Dio che noi si possa essere tra quei pochissimi.

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