Quanto è importante Dio per me?

Cosa sono disposto a fare per conoscere meglio il Signore ed accogliere il dono inestimabile del suo Regno?



Don Leonardo M. Pompei, XVII Domenica del tempo ordinario, anno A

Letture: 1 Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52


“O Padre, fonte di sapienza, che ci hai rivelato in Cristo il tesoro nascosto e la perla preziosa, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo il valore inestimabile del tuo regno, pronti ad ogni rinunzia per l’acquisto del tuo dono”. Queste parole dell’orazione colletta propria della diciassettesima domenica dell’anno A esprimono in maniera meravigliosa il messaggio focale dell’odierna liturgia della Parola, sintetizzabile in alcune semplici domande: “quanto vale per me il Regno di Dio? Quanto è importante per me conoscerlo? Cosa sono disposto a fare per entrare in esso?”. 

La pagina evangelica di questa domenica contiene le ultime tre delle sette parabole sul regno di Dio riportate nel capitolo tredicesimo del primo Vangelo. Le prime due presentano il regno di Dio sotto le immagini del tesoro nascosto e della perla preziosa. Cosa vogliono trasmetterci? Il regno di Dio - realtà che non è ancora pienamente e perfettamente presente qui in questo mondo, altrimenti Gesù non ci avrebbe insegnato ad invocarla nel Padre Nostro con le parole “venga il tuo regno” - non è altro che una condizione in cui l’anima è totalmente, pienamente e perfettamente uniformata, meglio sarebbe dire fusa, con Dio e la sua santissima Volontà, in modo che niente e nulla di lei e in lei si discosta minimamente dall’ordine voluto di Dio; il che significa, detto in parole semplici, cominciare a vivere un vero e proprio anticipo del Paradiso sulla terra. Ovvio che questo sia un tesoro dal valore incalcolabile. Nella parabola evangelica sembra che il rinvenimento del tesoro sia casuale, un evento inaspettato: chi lo trova ne comprende il valore e vende tutto pur di acquistare il campo dove quel tesoro si trova. A volte Dio e il suo mistero irrompe improvvisamente e inaspettatamente nella nostra vita, provocando la nostra libertà. La coscienza avverte che ci si trova dinanzi ad un qualcosa di grande e che da come si reagisce a questa offerta può dipendere la vita intera. Beati coloro che fanno la cosa giusta e investono tutto, senza paura, pur di acquistare quel tesoro prezioso. Altre volte, invece, il regno di Dio va incontro all’uomo dopo una sua lunga e paziente ricerca, che è sempre un’ottima disposizione, perché Gesù stesso ha insegnato che solo “chi cerca, trova” (Mt 7,8). È il caso del cercatore di perle. A un certo punto ci si accorge di aver trovato quel che si cercava: e lascia tutto pur di averlo. Esattamente questa, tanto per fare un esempio eccellente, fu l’esperienza di san Francesco d’Assisi.

La prima lettura ci mostra l’edificante esperienza del sogno di Salomone a Gabaon, dove il re posto da Dio nella condizione che tutti sogneremmo (“chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”) fa la spettacolare richiesta di avere il dono della sapienza, il cui presupposto è un cuore docile e la volontà di vivere nella giustizia. Dio, altamente edificato da tale risposta, concederà a Salomone non solo tale dono, ma anche quelli - infinitamente più piccoli ma generalmente molto più desiderati dai comuni mortali - che egli aveva eroicamente omesso di chiedere ossia la ricchezza, la lunga vita, il dominio sui nemici. Nel libro della Sapienza (tradizionalmente attribuito come la maggior parte dei libri sapienziali proprio a Salomone, anche se oggi non pochi esegeti lo mettono in discussione) si legge esattamente quel che al re successe in conseguenza di questa splendida scelta: “Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l`oro al suo confronto è un pò di sabbia e come fango sarà valutato di fronte ad essa l`argento. L`amai più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana. Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile” (Sap 7,7-11). “Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni”: magari tutti ci credessimo sul serio e tutti vivessimo di conseguenza! Così come magari tutti prendessimo sul serio la splendida affermazione dell’apostolo Paolo nell’epistola: “Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio”. Gli amici e gli amanti di Dio sanno e credono di vivere sotto le ali dell’Onnipotente, che mai e per nessun motivo, permette e lascia che ai suoi figli amatissimi accada nulla che non concorra o volga al loro bene vero o più grande. Una vita meravigliosa attende dunque gli amici di Dio, sotto tutti i punti di vista. A noi il compito di rendercene conto e accogliere tanta grazia e tanta gioia.


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